VANVITELLI E I LAVORI AL PORTO DI RIMINI




Lavori al porto di Rimini
L'articolo comparso sul settimanale “Il Ponte” in data 3.3.1993 a firma di Guido Simonetti nel contenuto dava una notizia storica importante: 1733 il «Fortino» del porto di Rimini era opera di Luigi Vanvitelli. L'attaccamento alle proprie origini per la “marineria”, la nota tradizione marinara riminese, aveva spinto Guido Simonetti a leggere i documenti del '700 che parlavano del lavoro dell'Architetto Luigi Vanvitelli al «Fortino» del porto di Rimini. In realtà i lavori riguarderanno tutto il porto come vedremo in seguito. La notizia è di valore storico e riguarda il più importante architetto Italiano del '700 eppure non trova nessun accoglimento dagli storici o dagli addetti del settore, anzi non incontra quella naturale atmosfera effervescente della nuova scoperta che avrebbe dovuto avere presso la orgogliosa comunità riminese di storici, intellettuali o addetti alla cultura. Insomma l'articolo non ebbe seguito ed in un clima incline alla critica, per tradizione secolare, possiamo immaginare una buona dose di noncuranza inspiegabile viste le fonti. Nel 1995 svolgevo studi sul porto di Rimini e mi sono imbattuto nell'articolo a firma di Guido Simonetti che non ho mai conosciuto. Incuriosito e stimolato dall'inedita notizia ho iniziato la ricerca nei documenti, è stato come cercare l'ago nel pagliaio. La lettura dei manoscritti dell'epoca procedeva frenetica e finalmente un giorno in mezzo all'inchiostro compare il nome Vanvitelli, a fianco una recente notazione a matita: «Fortino». Ero arrivato. Preso dall'euforia di chi aveva fatto una scoperta importante ero entusiasta. Ero si arrivato al punto ma mi aspettava un duro lavoro e un'impresa titanica. Il duro lavoro di far emergere dalle carte il loro contenuto lo feci subito, all'impresa titanica di farlo pubblicare ci rinunciai nel 2000. Anni dopo, nel 2008, un trasloco fece riemergere la documentazione e la voglia di pubblicarlo. Il materiale di una stesura grezza da me eseguita a suo tempo è stato rielaborato e completato nella forma attuale è di imminente pubblicazione sul web. Lo studio contiene un escursus storico che va dal 1400 ad oggi, ma il capitolo più importante è quello che riguarda la scoperta delle inedite origini del «Fortino»-faro, emersa seguendo la pista del Simonetti. Il 2 agosto 1734 arrivò da Roma una comunicazione alla Sacra Congregazione del Porto in cui era scritto che l'incarico per la direzione della Fabbrica del Fortino sul porto era affidata all'Architetto Luigi Vanvitelli e la comunità riminese doveva farsi carico prima di sistemare il molo, dove si sarebbe costruito il «Fortino». Fu nel 1734 che la Congregazione del Porto da incarico a Enrico Rigazzi di scrivere una lettera all'Architetto Vanvitelli in cui pregarlo di venire alla città di Rimini insieme al capomastro Giovanni Battista Banderati su ricompensa e onorario. Il sette gennaio 1735 uno dei congregati riferì alla «Congregazione del Porto» della visita al porto nei giorni precedenti, dell'Architetto Luigi Vanvitelli che dichiarò la necessità di sistemare il molo prima di poter erigere il «Fortino». Nella relazione del Vanvitelli, riportata alla «Congregazione del Porto», vi erano sia valutazioni tecniche che economiche (vista la dispendiosità delle opere necessarie), ma soprattutto il consiglio di sottoporre alle autorità cittadine la spesa da sostenere e la necessità di sistemare il canale del porto. Nella sede della «Congregazione del Porto» per tale compito furono incaricati Enrico Rigazzi e Alessandro Guidoni. Il 21 gennaio 1735 alla «Congregazione del Porto» venne riferita la proposta del Vanvitelli per la nomina a capomastro alla «Fabbrica del Porto» di Giovan Battista Banderati. Il Banderati affiancò il Vanvitelli durante i sopralluoghi al porto e venuto a conoscenza del lavoro da farsi fece una «perizia» (lista materiali) in cui descrisse dettagliatamente la provvista e il luogo d'origine dei materiali occorrenti. La «perizia» (lista materiali) fu letta nella riunione della «Congregazione del Porto» dandone l'incarico di provvista di pali di legno, pozzolana ed altri materiali ad Enrico Rigazzi e Alessandro Guidoni e in quanto alla provvista di mattoni e altri materiali furono incaricati Francesco Diotallevi e Carlo Bagli. Nella sede della «Congregazione del Porto» fu discusso ed approvato anche l'onorario di Giovan Battista Banderati e delle maestranze al suo seguito. Al Banderati furono accordati uno scudo al giorno, letto e legna solo per i giorni in cui avrebbe assistito al lavoro. Infine fu dato incarico il Sig. Rigazzi di scrivere al Banderati e stabilire la paga dei sei uomini da lui proposti. Il 15 marzo 1735 nella «Congregazione del Porto» fu letta ed approvata la lettera del Banderati in cui chiedeva per se uno scudo al giorno con lume e fuoco acceso e spese di viaggio. Per gli uomini da lui proposti furono pagati, al primo cinque «pauli» al giorno al secondo quattro pauli, agli altri venticinque baiocchi ciascuno oltre al lume e al fuoco. Il 29 marzo 1735, la «Congregazione» alla «Fabbrica del Porto» delibera l'acquisizione dei materiali destinati alla costruzione del «Fortino». I Congregati fissarono le quantità ed il prezzo nel seguente modo: quattro scudi per ogni mille mattoni e calce smorzata (50 carri circa) al prezzo di quindici pauli a carro. Nella Congregazione del Porto il 13 maggio 1735 fu letta la lettera del Cardinal Legato Alberoni dove erano contenute le istruzioni sul pagamento dei materiali utilizzati alla costruzione del «Fortino». Il Cardinal Legato Alberoni nella sua lettera in data 11 maggio 1735 diede incarico a Giuseppe Bentivegni di erogare i pagamenti per i materiali stabiliti e di vendere il capanno utilizzato per la costruzione del Fortino, per una cifra superiore ai venti scudi. La vendita del capanno è la dimostrazione che il Fortino era già stato edificato. A riguardo del sito non vi sono motivi di dubitare che la costruzione avvenne sopraelevando il «Fortino» del Vanvitelli. La conferma si ha se verifichiamo la sezione dell'attuale basamento del faro, presenta uno spessore murario sproporzionato rispetto agli spessori murari dei piani soprastanti.
Loreto Giovannone Architetto

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